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Ricerca curata dal C.te Onorario Maturi Pietro

la Nostra Storia

Fin dai tempi remoti, le popolazioni del Trentino insediate minuziosamente su ampi territori montuosi, hanno sentito la necessita di autotutelarsi ed autoaiutarsi contro le svariate calamità emergenti che costantemente si verificavano, di particolare frequenza e violenza erano gli incendi e le alluvioni. Prima del 1800, vigeva nelle nostre comunità la “Carta di regola”, ossia una normativa che per tradizione e necessita impegnava moralmente ogni abitante all’aiuto reciproco. Un rilevante ruolo ebbe il servizio turnativo della “Guardia notturna” o “Guardia del fuoco”. Dopo il congresso di Vienna del 1815 il Trentino o Tirolo Italiano, fu annesso all’Impero Austrungarico, ed è immediatamente successivo, luglio 1817, il primo regolamento sugli incendi da osservarsi nelle grandi città. Nacquero cosi in Trentino i primi corpi degli agglomerati urbani più importanti ( Trento, Rovereto, Riva del Garda ecc.). Vennero create anche le prime forme assicurative. Risale al 1862 il primo disciplinare che regolamenta organici, competenze, figure tecniche, territorialita, attrezzature, divise ecc. . L’effettiva istituzione pompieristica fatta in chiave moderna, che tuttora in linea di massima regolamenta l’operato dei V.V.F. del Trentino, è la legge 28-11-1881 a firma dell’Imperatore d’Austria Francesco Giuseppe. In particolare la giuridicità era a livello comunale, competenza principale al Sindaco, delegata al Comandante. Organici scelti preferibilmente fra artigiani censiti del comune e l’obbligatorieta di corpi o distaccamenti in ogni agglomerato urbano superiore alle 30 case. Nel 1887 la monarchia Austrungarica poteva contare su oltre 5.000 corpi volontari con 262.377 uomini in organico. In Trentino al 31-12-1900 i corpi volontari erano 123 con 2016 pompieri attivi, tutta questa compagine sociale si sviluppò e soppravvisse integra fino all’inizio della 1° guerra mondiale. Durante l’evento bellico di particolare cruenza e intensità tutte le istituzioni vennero sciolte e quindi anche i corpi dei V.V.F.
Ma non cessò lo spirito e la necessità dai quali ebbe origine.


Il Corpo di Pinzolo

Data 1° maggio 1895 la nascita del Corpo Pompieri di Pinzolo in esecuzione alla normativa precedentemente menzionata. Quattordici volontari accolsero l’invito del Capocomune G.B. Vidi Mandolin e diedero inizio alla nostra istituzione, il compito di responsabile Comandante fu affidato a Epifanio Cominotti Brocul. Il paese venne asservito da pubblico acquedotto con relativi idranti, si realizzò un condotto sotterraneo che attraversava l’agglomerato di Pinzolo, munito di chiuse, di notevole sezione e portata che ovviamente in caso di incendio era di provvidenziale utilità. Il Corpo venne dotato di discrete attrezzature e anche di una pompa a mano. Con il diffondersi di alcune testate giornalistiche si hanno notizie dei paurosi incendi che fino alla 2° guerra mondiale interessarono un po' tutti i comuni della zona, di particolare estensione e violenza l’incendio che nella notte del 27 giugno 1913 distrusse buona parte di Pinzolo. La cronaca del tempo ci da notizia di 133 case distrutte e oltre 1000 persone senza tetto, fortunatamente non ci furono vittime. Ovviamente il corpo fornì tutto il suo bagaglio umano e tecnico di cui poteva disporre. Si hanno notizie dell’intervento dei corpi limitrofi di Carisolo, Giustino, Caderzone, Strembo, Bocenago e Tione di Trento, tutti sodalizi che nel frattempo erano stati istituiti. Grazie alla laboriosità dei nostri avi ed alla evedutezza dei pubblici preposti, il paese ebbe l’attuale configurazione e la gente per l’inverno poteva disporre di modeste ma solide abitazioni. Causa la leva di massa operata tra la fine del 1914 e l’inizio del 1915, l’organico si rilevò praticamente inesistente. Potendo contare sostanzialmente ancora su una normativa praticamente in essere, ad opera del maestro elementare Rodolfo Polla, si posero nel 1919 nuovamente le basi, con rinnovati organici. Altri comandanti si susseguirono nel tempo, quali Maturi Filippo, Lucchini Arturo, Gosetti Giuseppe per arrivare agli anni ‘40 con a capo Bonapace Bruno. Durante questo periodo si verificarono molteplici varianti e adeguamenti dei regolamenti ed una intensa attivita sia interventistica che formativa. E’ del 1926 l’acquisto della 1° motopompa a motore, del 1935 il primo automezzo. Nel 1927, in conseguenza a quanto stabilito dall’allora governo Mussolini, si unificarono i 14 comuni dell’alta Rendena e di conseguenza i corpi. Con lo scioglimento dei sodalizi limitrofi di Giustino, Massimeno e Carisolo si diede vita in conformità alle normative del tempo, ad un marcato stampo militaresco dell’istituzione, rispettandone l’autonomia amministrativa e configurativa.Durante la 2° guerra mondiale grande fu l’apporto dei V.V.F. volontari del Trentino in seno al Corpo Nazionale di Vigili del Fuoco, oltre 1000 unità furono assegnate agli organici delle grandi città, ovviamente scelti fra i più validi e professionalmente preparati. Dodici elementi furono forniti anche dal nostro corpo. Pur sempre restando operativo, scarse o inesistenti si hanno documentazioni del corpo dal 1948, anno decesso del C.te Bonapace al 1954 anno di ripristino della attuale istituzionalità. A seguito dello Statuto del 1948 di autonomia della Regione T.A.A. il servizio antincendi passa di competenza primaria al governo locale. Lunga e travagliata fu l’emanazione della legge dell’agosto 1954 in linea di massima si adottarono i vecchi principi dell’antica legge Asburgica del 1881, ovviamente aggiornata ai tempi nostri, con delibere comunali dell’autunno ‘54 e primavera 55 si approvarono i nuovi statuti e regolamenti. Il comando a livello comunale fu assunto dall’impiegato comunale Salvetti Armando. Immediatamente si dette avvio ad un adeguato acquisto di materiali, del 1° fuoristrada nel 1957 e della prima autobotte in Rendena nel 1962. Nel contempo si ripristinarono i corpi limitrofi e si diede vita alle squadre staccate di San Antonio di Mavignola e Madonna di Campiglio. La tragica scomparsa del comandante Salvetti nell’ottobre 1966 creò un momentaneo scompenso, la direzione venne assunta dal segretario comunale Vianini e di seguito dal Geom. Cominotti Gianni. Nel 1972 dalle squadre staccate anzidette nacque il Corpo di Madonna di Campiglio con squadra a San Antonio di Mavignola. Nello stesso anno si sostituisce il vecchio fuoristrada, si acquista una moderna e potente motopompa e nel contempo si procede a costruirsi un’adeguata sede a seguito della ristrutturazione dell’area Capot. Nella metà degli anni ‘70 il comando viene assunto da Maturi Pietro. Causa un’impotente sviluppo edilizio il corpo, nel frattempo censito come unità intercomunale, dovette raggiungere il massimo dell’efficienza sia per mezzi che per organico. Si acquistò un secondo fuoristrada, un pulmino ed altre attrezzature specifiche. Si aumentò l’organico, si assunse in primis anche il servizio di ambulanza nel 1989, si allesti uno specifico automezzo munito di pinza idraulica ed infine si acquistò un’autobotte in attinenza con i tempi. Indispensabile nel contempo fu l’adeguamento alla nuova normativa dei dispositivi di protezione individuale, nonche la sostituzione di attrezzature che per vetustà e logorio non consentivano più efficienza e affidabilità. Dal 1999 al 2017 il comando del Corpo è stato affidato al Geom. Maturi Luigi, che in collaborazione con il suo Direttivo ha gestito la costruzione della nuova Caserma (2007) e l'acquisto di numerosi nuovi automezzi, tra i quali spiccano l'APS Scania P400 ed il Polisoccorso Mercedes Sprinter. Dal 2017 il Comandante del Corpo è Luca Cereghini.
Di certo permarra ed è forte lo spirito con cui l’istituzione ha avuto origine: quello di dare volontariamente il proprio contributo in tutte quelle necessita emergenti che la comunità ci richiede.